GLI INTERLUDI
Sipario chiuso, entra Onoria, parla dal palco, rivolta al pubblico
INTERLUDIO I
ONORIA
Chi siete voi, schiere unne ?
Da quale luogo
Mai provenite ?
Dagli oscuri abissi
Lambiti
Dai fuochi dell'Inferno,
O da qualche regione
Estesa
Ai confini del mondo ?
Per quale motivo
Dovetti essere giocata
Come posta
In questo ricatto ?
Ah, Teodosio Imperatore
La tua morte certo
E' valsa la tua vita,
Tu che non sapesti fermare
Quest'orda di diavoli,
Ma ti piegasti al vil ricatto
Dell'oro tintinnante,
E non ti preoccupasti
Quando l'anello mio venne sottratto,
Di sapere cosa
Ne era stato fatto,
O forse sapesti,
Con tacito assenso,
Perché giungendo
A capo del tuo Impero,
Marciano potesse
Avere il tempo
Di organizzare le milizie.
Conoscendo Attila,
Spingendone qui le armate,
Usandomi come strumento,
Usando come strumento
Un'anima umana.
Ma ora che tutti
Presso la fausta
Corte Imperiale,
Mi hanno voltato
Le spalle,
Qual altra scelta
Potrò mai avere
Se non di cedere
Alle volontà
Del Fato ?
Le porte del Palazzo
Per me sono ormai chiuse,
Addio, grandi imperi.
[ esce ]
INTERLUDIO II
(...)
Già da tempo ha sciolto
Il cuore del sovrano,
E da quando al suo cospetto
Ne giunse l'anello,
Suonarono gravi
I clamori di guerra.
CORO I
Così, popolo di Roma,
Questo mi manda a dire
Il nostro re,
Entro il tramonto
Consegnate Onoria,
Affinché giustizia
Sia ristabilita.
Altrimenti
Questa vostra città
Raderò al suolo,
Pietra dopo pietra.
[ Indicano il pubblico ]
Voi, Romani assediati,
Inermi di fronte
Alla nostra potenza,
Voi che distruggeste,
A quanto sapemmo,
Tutto quanto avevate conquistato.
Dov'è l'alloro, o Roma ?
Dove il carro trionfante ?
Io altro non vedo
Che una folla disperata e urlante.
CORO II
Nessun rispetto
Avrà di te, Roma,
Il nostro popolo,
Se gli capitasse
Di metterti addosso
Le mani di sangue pregne,
Non resterà gemma o castello,
Non resterà muro o gioiello,
Tutto asciugherà la pioggia.
Eppure se tu sapessi
Quanto si va agitando,
Scopriresti quanto, a volte,
Scuotono il mondo,
I sentimenti d'un uomo solo.
CORO I
Il tuo dire ora m'è oscuro,
Nulla ci spinse
presso questo popolo
Che trema osservandoci
Dai suoi scranni,
Se non brama di guerra,
E gioia di rapina.
CORO II
Dunque non sai
Che atroce torto venne fatto
Alla principessa Onoria ?
Non credi
Che si marciò
Per tanti luoghi
Per riscattarla ?
Ebbene io credo
Che molto più del desiderio
Del trono,
Si sia impossessato
Del nostro sovrano
CORO I
Ma egli ha numerose concubine,
E molte di più ne avrà
Dalle donne di queste genti,
Può forse una donna
Raggiungere la lucentezza
Della Luna ?
O illuminare nella notte
Come un fuoco,
Che acceso nell'oscurità
Illumini il cammino
Del viandante solitario ?
Io credo che solo una donna
Tale, potrebbe sciogliere
Il cuore di Attila.
CORO II
Pare che la sua bellezza
Sia di gran lunga
Più nobile
Di qualunque astro.
E dicono che i suoi occhi
Sian come un pozzo,
Ove si specchia il cielo,
Dolce ristoro alla sete d'Amore.
[ Escono ]
INTERLUDIO I
ONORIA
Chi siete voi, schiere unne ?
Da quale luogo
Mai provenite ?
Dagli oscuri abissi
Lambiti
Dai fuochi dell'Inferno,
O da qualche regione
Estesa
Ai confini del mondo ?
Per quale motivo
Dovetti essere giocata
Come posta
In questo ricatto ?
Ah, Teodosio Imperatore
La tua morte certo
E' valsa la tua vita,
Tu che non sapesti fermare
Quest'orda di diavoli,
Ma ti piegasti al vil ricatto
Dell'oro tintinnante,
E non ti preoccupasti
Quando l'anello mio venne sottratto,
Di sapere cosa
Ne era stato fatto,
O forse sapesti,
Con tacito assenso,
Perché giungendo
A capo del tuo Impero,
Marciano potesse
Avere il tempo
Di organizzare le milizie.
Conoscendo Attila,
Spingendone qui le armate,
Usandomi come strumento,
Usando come strumento
Un'anima umana.
Ma ora che tutti
Presso la fausta
Corte Imperiale,
Mi hanno voltato
Le spalle,
Qual altra scelta
Potrò mai avere
Se non di cedere
Alle volontà
Del Fato ?
Le porte del Palazzo
Per me sono ormai chiuse,
Addio, grandi imperi.
[ esce ]
INTERLUDIO II
(...)
Già da tempo ha sciolto
Il cuore del sovrano,
E da quando al suo cospetto
Ne giunse l'anello,
Suonarono gravi
I clamori di guerra.
CORO I
Così, popolo di Roma,
Questo mi manda a dire
Il nostro re,
Entro il tramonto
Consegnate Onoria,
Affinché giustizia
Sia ristabilita.
Altrimenti
Questa vostra città
Raderò al suolo,
Pietra dopo pietra.
[ Indicano il pubblico ]
Voi, Romani assediati,
Inermi di fronte
Alla nostra potenza,
Voi che distruggeste,
A quanto sapemmo,
Tutto quanto avevate conquistato.
Dov'è l'alloro, o Roma ?
Dove il carro trionfante ?
Io altro non vedo
Che una folla disperata e urlante.
CORO II
Nessun rispetto
Avrà di te, Roma,
Il nostro popolo,
Se gli capitasse
Di metterti addosso
Le mani di sangue pregne,
Non resterà gemma o castello,
Non resterà muro o gioiello,
Tutto asciugherà la pioggia.
Eppure se tu sapessi
Quanto si va agitando,
Scopriresti quanto, a volte,
Scuotono il mondo,
I sentimenti d'un uomo solo.
CORO I
Il tuo dire ora m'è oscuro,
Nulla ci spinse
presso questo popolo
Che trema osservandoci
Dai suoi scranni,
Se non brama di guerra,
E gioia di rapina.
CORO II
Dunque non sai
Che atroce torto venne fatto
Alla principessa Onoria ?
Non credi
Che si marciò
Per tanti luoghi
Per riscattarla ?
Ebbene io credo
Che molto più del desiderio
Del trono,
Si sia impossessato
Del nostro sovrano
CORO I
Ma egli ha numerose concubine,
E molte di più ne avrà
Dalle donne di queste genti,
Può forse una donna
Raggiungere la lucentezza
Della Luna ?
O illuminare nella notte
Come un fuoco,
Che acceso nell'oscurità
Illumini il cammino
Del viandante solitario ?
Io credo che solo una donna
Tale, potrebbe sciogliere
Il cuore di Attila.
CORO II
Pare che la sua bellezza
Sia di gran lunga
Più nobile
Di qualunque astro.
E dicono che i suoi occhi
Sian come un pozzo,
Ove si specchia il cielo,
Dolce ristoro alla sete d'Amore.
[ Escono ]

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